Km 0: l’arte di Massimo Ruiu a Galatina Una mostra per riflettere sul concetto di arte contemporanea

Uno dei dibattiti più stucchevoli sull’arte contemporanea riguarda il pensiero secondo cui si fa arte di valore solo se si è nei circuiti cool, si espone in luoghi e nelle città giuste: New York, Londra, Berlino…
Questa retorica mainstream è assai limitante e provinciale, nonché estremamente fallace.
Una forma d’arte può dirsi tale se il suo linguaggio – seppure legato a una pratica discorsiva originaria – ha insito un carattere di universalità.

Un’occasione per riflettere sul tema in maniera interattiva e maieutica è offerta dalla mostra “Km 0” di Massimo Ruiu che si terrà il 21 agosto p.v. presso la Gigi Rigliaco Gallery a Galatina.
Curata da
Carmelo Cipriani, questa nuova personale, seguita alla vittoria della quarta edizione del Premio di Pittura “Giuseppe Casciaro”(così come previsto dal bando del premio stesso), è dislocata su due sedi, mostrando in sintesi un tracciato complesso ma sempre coerente.

Il Palazzo della Cultura ospiterà nella sala “Celestino Contaldo” la fortunata serie Ombre assolute, un progetto fotografico avviato nel 1997 in cui vaste cavità nere compromettono fotografie tratte da disparati contesti.
Più composita la proposta espositiva ospitata dai nuovi spazi della galleria di Gigi Rigliaco.

Ruiu nel suo quotidiano operare rinuncia ai punti fissi, crea pietre miliari mobili e delinea luoghi creativi nomadi, mutevoli e costantemente erranti. Da qui il titolo della mostra “Chilometro zero”, metaforico punto di partenza di ogni vita umana, che per sua stessa natura è mobile, costantemente transitoria.

 

Durante una preview della mostra, in un confronto con l’opera e con l’artista, è emersa una visione radicata dell’arte. Radicata nel territorio in cui nasce, radicata nella storia dell’arte. Già perché prima di diventare artista Ruiu decide di laurearsi, conoscere tecniche, movimenti, scuole e teorie. Poi la pratica. Una pratica ove poter scegliere con cognizione di causa cosa aggiungere e cosa togliere.
“Mi interessava capire cos’è l’arte. Mi sono formato attraverso la conoscenza. Attraverso la conoscenza posso cambiare, mettere in discussione un concetto artistico. Conoscere ciò che accade nel mondo può aiutare a realizzare un’opera d’arte originale partendo dal territorio” confessa Massimo Ruiu.
Una mostra fatta di 24 opere, ciascuna che racconta storia. Nate tra Roma, Monopoli e Galatone ed esposte a Galatina, sfidando il tòpos che è arte contemporanea solo ciò che viene importato perché la provincia non è in grado di creare cose di respiro internazionale.
“Siamo in un villaggio globale” insiste Ruiu, la sua arte è prodotta in loco ma lui gli mette le ruote, permettendole di andare ovunque. Come l’opera che da il titolo alla mostra una pietra miliare con le ruote.

 

La mostra di Ruiu è una confessione sul suo rapporto con il tempo e con lo spazio. Un’arte capace di farsi materia e forma senza mai abbandonare il pensiero, l’impressione, l’immagine.
Attesta la versatilità della sua ricerca e un approccio alla vita che è un divenire costante di relazione con la natura e con l’esperienza umana.
“L’arte è un sistema fatto di relazioni, di complessi affettivi da stimolare, registrare, decodificare, lasciare evolvere, è “questione chiave dell’esistenza umana” ha detto Hiroshi Sugimoto. Trattando le persone come materia prima, i luoghi del quotidiano come palcoscenico, le dinamiche intime, sentimentali, come laboratorio di energie autentiche da intercettare, l’opera d’arte è divenuta sempre più quell’oggetto ansioso di cui parlava Rosenberg, incrocio e catalizzatore di conflitti e costanti mutamenti.” racconta il curatore Carmelo Cipriani.
Per chi volesse immergersi in una esperienza di arte a tutto tondo la mostra di venerdì 21 presso la Gigi Rigliaco Gallery è l’occasione giusta. Una bussola.